Ristorante Kosher a Roma

Via del Portico D’Ottavia, 65 (Ghetto ebraico di Roma)

+39 06/68801607

Ristorante al Ghetto di Roma

Mangiare a due passi dal Portico d’Ottavia

La Reginella Kosher è un ristorante nel cuore del Ghetto ebraico di Roma, dove è possibile gustare piatti tipici della tradizione giudaico romanesca godendosi la straordinaria location del Portico d’Ottavia. La storia del ghetto ebraico di Roma è tra le più antiche al mondo e ancora oggi ci parla delle usanze e delle tradizioni del popolo ebraico romano che qui trovano la massima espressione nell’arte culinaria nata dalla fusione tra le origini e le regole della kasherut giudaica e la cucina romanesca.

Dall’incontro di queste due storie e dei loro sapori veraci, nasce a Roma nel XVI secolo la cucina giudaico-romanesca: un esempio tangibile della convivenza di due culture e stili di vita diversi.

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La Storia del Ghetto di Roma

Nel XVI secolo il Ghetto era noto col nome di “serraglio degli ebrei”, istituito a seguito della revoca di tutti i diritti agli ebrei romani da parte di papa Paolo IV: nella zona di rione Sant’Angelo vi era l’obbligo di residenza e di riconoscibilità. Il ghetto si affacciava sul Tevere e la vicinanza al porto fluviale di Ripa Grande permetteva un facile approdo ai pescherecci che giungevano da Ostia per portare in città il miglior pesce fresco pescato ogni giorno.

Il ghetto ebraico affonda le sue radici nel contesto della Roma del XVI secolo, dove la forte presenza della comunità ebraica, fu al centro delle polemiche romane nelle intricate vicende tra chiesa e papato. Con l’editto di Costantino del 313 d.c gli ebrei subiscono da parte cristiana persecuzioni in tutto il mondo che si sono protratte fino al secolo scorso. Il Ghetto o “serraglio degli ebrei” fu istituito nel 1556 ad opera di Paolo VI, il quale decise di confinare,

nell’area adiacente al Teatro Marcello, tutti gli ebrei romani, privandoli di ogni diritto e libertà. Oltre all’abolizione dei loro diritti gli ebrei furono costretti a indossare dei segni distintivi da fissare sui berretti che li rendessero riconoscibili, a perdere i loro beni compresi gli immobili, a vivere di stracci e povertà e fu vietato il commercio all’interno del Ghetto eccetto quella di abiti usati e malridotti.

Perchè mangiare al nostro Ristorante al Ghetto di Roma?

Come abbiamo già potuto constatare il Ghetto ebraico di Roma è uno dei quartieri più suggestivi e tradizionali di Roma, dove la cucina ebraica/romana fonda qui le sue radici, esattamente nel XVI secolo. Si fusero così due culture e stili di vita differenti. Il ghetto ebraico, quindi, racchiude anche la storia della gastronomia giudaico-romanesca. Mangiare alla Reginella vuol dire addentrarsi pienamente nel patrimonio di conoscenze di cui è intrisa la tradizione culinaria ebraica e non solo.

Per raggiungere il nostro ristorante si deve camminare su strade che sono state scandite da vari eventi molto importanti, tra cui quello che più di tutti ricordiamo è la deportazione nazista dell’ottobre del 1943. Pochi ebrei ritornarono dai campi di concentramento. Poi nel 1944 ci fu l’uccisione delle Fosse Ardeatine. Un altro avvenimento molto importante accadde nel 1904, anno in cui fu costruita la Sinagoga, il Tempio Maggiore. Nel 1986 accadde un altro importante evento storico, ovvero, Papa Giovanni Paolo II si recò alla Sinagoga.

Il nostro ristorante kosher, dunque, si trova proprio qui nel cuore del ghetto ebraico, in via del Portico d’Ottavia. In questo posto si trova il famoso e importante Portico d’Ottavia che appunto ha dato il nome alla via. Cesare Augusto nel II secolo a.C. si occupò del restauro del Portico di Metello. Il tempio lo dedicò alla sorella Ottavia. Nel corso del tempo sono avvenuti altri restauri. I resti che vediamo oggi risalgono all’ultimo rifacimento che avvenne nel 191 d.C.

Nel periodo medievale tra le rovine del Portico d’Ottavia fu allestito il mercato del pesce e la chiesa S.Angelo in Pescheria. Questo mercato era chiamato “Forum piscium” o “Pescheria Vecchia”. A memoria di questo è rimasta una lapide in cui è riportata l’iscrizione latina che recita “Capita piscium hoc marmoreo schemate longitudine majorium uscue ad primas pinnas inclusive conservatoribus danto”. Tradotto vuol dire “Debbono essere date ai Conservatori le teste di tutti i pesci che superano la lunghezza di questa lapide, fino alle prime pinne incluse”.

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